QUANDO LA FORMA E IL COLORE SONO UN BEL GIOCO di FRANCO ORTIS

Mostra di FRANCO ORTIS

DAL 6 AL 18 DICEMBRE

FRANCO ORTIS

IL DECANO DEI PITTORI

SPEZZINI

Note di Paolo Bassani

Franco Ortis è sicuramente una delle figure più note dell’arte spezzina. Il suo percorso artistico ebbe inizio nel 1955 e, nonostante la sua rispettabile età (86 anni), lo continua con immutata passione. Sì, vita ed arte costituiscono per lui la base su cui poggia l’esistenza. Questo concetto lo accompagnò sempre nel suo impegno professionale quando insegnava educazione artistica nei vari istituti scolastici, dal Liceo Scientifico di Sarzana all’Istituto Fossati e, quindi, all’Istituto Magistrale Mazzini. Contemporaneamente diresse diverse Gallerie d’arte e si impegnò in molte mostre ed iniziative volte a valorizzare l’arte dei pittori spezzini. Nondimeno divenne collaboratore de “La Nazione”: i suoi articoli dedicati all’arte spezzina erano perfino inviati agli italiani residenti all’estero.

Dal 1975 a tutt’oggi collabora con l’emittente Tele Liguria Sud con la sua rubrica “Galleria d’Arte” dove illustra l’arte italiana antica e moderna. Io pure ne ho beneficiato più volte.

Fatta questa premessa, vorrei informare gli amici spezzini, e non, che dal 6 al 18 dicembre, presso il Circolo Culturale “Angiolo Del Santo” alla Spezia, FRANCO ORTIS terrà una sua Mostra dedicata alla figlia Donatella scomparsa nel 2011. Vorrei riportare quello che Ortis scrive presentando 28 sue opere che hanno come filo conduttore la natura:

“La bellezza della natura è infinita e quella di un dipinto che vuole rappresentarla è assai limitata. Ma ciò non è a discapito del suo valore, purché essa abbia quei requisiti che valgono per tutti i messaggi dell’arte cromatica a qualunque ismo appartenga e tali messaggi siano comunque diversi. L’intrinseca poetica del messaggio viaggia principalmente sulla falsariga di uno spazio prospettico e sul colore, anch’esso prospettico e a seconda degli spazi ai quali si riferisce. Occorre distinguere però quella che potrebbe essere una contraddizione tra una nitida vista oggettiva e un estremo soggettivismo , tra lo sperimentare e il sentimento, tra il vedere la natura libera da ogni schema per caricarla di una storia più intima e una natura che si avvale ancora dell’idealismo storico per non dire mitologico e romantico.

Constable scrisse che la pittura è una scienza che dovrebbe essere citata come un’indagine sulle leggi della natura. Allora la pittura di paesaggio dovrebbe essere considerata come un ramo della filosofia naturale di cui i quadri non sarebbero che gli esperimentatori. Il mio paesaggio vuole essere un vero e proprio esperimento e tale infatti è da considerarsi il paesaggio di un qualunque pittore che senta di avere il dovuto rispetto per la natura che rappresenta.”

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