Alfredo Coquio "Quanto mi costa l'anima"

May 27, 2015

 

 

Ho conosciuto Alfredo Coquio qui all' Ucai: è un nuovo socio e, con piacere, ho accettato il suo invito a interessarmi della sua opera. L' estrema timidezza (oserei dire: ritrosia) è ciò che mi ha subito colpito della complessa personalità dell' artisrta: un carattere che sembra in contrasto con l'imponenza e la maestosità di alcune sue opere.

Nato a Vezzano ligure, dove tuttora risiede, Coquio ha iniziato fin da bambino a scolpire ciò che gli capitava più a tiro: piccoli sassi trovati nel fiume Magra, che intagliava con chiodi da carpentiere, traendone immagini di fiori: una costante che è rimasta nell' opera dello scultore, come uno dei fili conduttori della sua vasta produzione.

La vita lo ha portato in tutt' altra direzione, come spesso accade: non ci sono studi artistici nel suo curriculum, ma una carriera alle dipendenze delle Ferrovie dello Stato, come Capostazione, in varie città dell' Emilia e della Tosacana.

Nel tempo libero dal lavoro e dagli impegni familiari, la passione si è fatta sempre più forte e tenace: lunghe ore trascorse a intagliare legno ( materiale che ha poi quasi del tutto abbandonato ) ferro, pietra, con mezzi e in laboratori di fortuna.

Dal 1997, Coquio intensifica lo sforzo: crea un piccolo laboratorio “ en plein air “ a Vezzano, dove torna a vivere in pensione, e propone le sue opere a un più vasto pubblico; espone in collettive, anche nazionali, dove ottiene significativi riconoscimenti ( primo premio per la Scultura a Cascina nel 2001, primo premio “ Arte nei borghi “ a Navacchio nel 2005, primo premio “ Alpi e Mare di Apuania “ a Massa nel 2006 e nel 2007 ); e in personali a Parma, Torre del Lago, Villafranca, La Spezia, Vezzano, Santo Stefano.

 

L' arte di Alfredo Coquio si colloca nella migliore tradizione scultorea contemporanea, in quello spazio fra astratto e figurativo che rende la sua scultura efficace e originale, capace di suscitare profonde emozioni a chi vi si accosta senza preconcetti.

Le sue sculture non sono mai pienamente figurative, anche quando il titolo indicherebbe così, e trasmettono un sentore di antico e di materico, quasi opere di un nacosto dio che si manifesta, attraverso l' artista, in una bellezza imperturbabile e fuori dal tempo.

“ Tutti mi dicono stella “ è un esempio di figurativo, che ironizza (forse) su una figura femminile appena intuita.

La ristretta cerchia dei temi in cui si sviluppa l' arte di Coquio ( astratto, fiori e mondo botanico, tema particolarmente a lui caro, forme umane o antropomorfe ) non si risolve però in monotona ripetitività ma, al contrario, esprime compiutamente l' evolversi di una carica ispiratrice che continuamente rinnova sé stessa.

Lo vediamo anche in questa mostra: quasi tutte lo opere sono fatica recente dell' artista, che oggi predilige l' arenaria come materiale grigio che ben esprime il tono crepuscolare della sua arte: quasi che, tranne che in pochi casi, il colore sia qualcosa di superfluo rispetto alla bellezza intrinseca della materia. Più leggere le opere in marmo: e infatti una di queste si intitola “ Museo dei ricordi connfusi “ ( leggero come un ricordo che sfuma... )

 

Invito il pubblico a osservare le opere di Coquio, senza lasciarsi influenzare dal titolo, spesso un divertissement dell' artista, che, per alleggerire la fatica del creare, vuole trasmettere un messaggio di leggerezza, quasi di ironia a chi ha la pazienza di guardare oltre.

 

 

 

 

 

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