Collettiva soci di scultura "PLASMARE" presenta Valerio CREMOLINI

December 2, 2017

 

La collettiva Plasmare è stata presentata dal critico Valerio P.Cremolini. Dopo una premessa attinente il ruolo preminente svolto da Arturo Martini (1889-1947) nella scultura del Novecento e da Angiolo Del Santo (1882-1938), riferimento di primissimo piano per l’impegno profuso come artista e maestro nella realtà spezzina, ha formulato alcune considerazioni sugli sviluppi della scultura contemporanea che, oltre a legno, marmo e pietra, gesso-bronzo, terracotta, cemento, ferro, cera, plastica, resina e vetroresina,  censisce un’ulteriore eterogeneità di materiali, che hanno spazio nella ricerca artistica. Tra di essi: stracci, cuoio, neon, cioccolato, caramelle, tessili, chiodi, coltelli, televisori, diamanti, matite, lattine, biglie, lava artificiale, sabbia, neve e sabbia.

Successivamente, richiamando le precedenti  collettive “Cinque modi di fare scultura” (Novembre2016) e “Dalla materia alla forma” (Marzo 2017), Cremolini ha espresso le seguenti sintetiche considerazioni sulle opere dei sette espositori, iniziando con Gio Batta Framarin, definito apprezzato pittore del “plein air”, autore in questa circostanza di una solidissima scultura in ferro, che evoca la straordinaria cultura delle statue stele antropomorfe che ci appartiene da vicino, riferita nell’arco temporale che va dal III millennio al VI secolo a.C. Replicata accuratamente da Framarin, la testa semicircolare della sua statua stele attiene a quelle del gruppo B, in particolare a quella rinvenuta nel 1975 a Taponecco (Licciana Nardi).

Nei precedenti lavori di Umberta Forti la pittura e la scultura erano legate da pertinenti intenti espressivi di carattere sociale. Con un repertorio di impianto figurativo è presente nella collettiva rivelando un’avvertibile versatilità tematica risolta con la terracotta e con la tecnica della ceramica. Si distingue e incuriosisce per l’impostazione e la fisiognomica la piccola figura del mendicante

Come in occasione di altra mostra Cremolini ha rinnovato il suo apprezzamento alle terrecotte presentate da Giuliana Garbusi, dotate di sicurezza nella costruzione della forma e nella stesura pittorica, laddove essa è presente. Viene spontaneo, attribuire all’interessante “Toro”, dalla postura ben definita e dalla modellazione sciolta, richiami in un tempo lontano, alla scultura classica etrusca, dove non è rara la presenza di animali.

La scultura non è un episodio passeggero nella pluridecennale esperienza artistica di Marisa Marino, che vanta, tra l’altro, un significativo profilo come appassionata ceramista. Come vi è chiarezza nella sua espressività pittorica, così vi è comprovata intensità nell’espressività dei suoi quattro lavori scultorei, sostenuti dall’indagine sulla forma e dalla sicura modellazione della materia.

In merito all’esperienza di ceramista di Nina Meloni, il nostro critico, ha affermato di non eccedere accreditandole una maturazione ed una professionalità, che le hanno consentito di conseguire una precisa identità, scandita da un repertorio formalmente e tematicamente differenziato. Sempre molto interessanti sono, comunque, le sue proposte impostate come gustose e complesse installazioni.

Sicuramente soddisfatta per la bella personale condivisa con Rosa Maria Santarelli, Maria Luisa Petri nella collettiva del 2016 aveva presentato, rivelando apprezzabili qualità plastiche, deliziose statuine policrome in creta dedicate a maschere carnevalesche. La peculiarità della policromia si ripropone anche nelle sculture di questa mostra, dove non sfugge la simpatia per il simbolo mitologico della cornucopia, associato al cibo e all’abbondanza. Metafora beneaugurante.

Ancora una volta negli eleganti lavori di Mariarosa Taliercio si percepisce la colta relazione con la ricca esperienza del Liberty, che tanta diffusione ebbe in vari settori dell’arte a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento. La Spezia, più volte è stato approfondito con saggi e testi adeguati, ha un protagonismo non occasionale. Palazzo “baggiani” è un esempio lampante della vivacità Liberty spezzina, ripresa con felice intuizione dalla Taliercio, nel dinamico richiamo pittorico alle cariatidi che decorano il grande edificio di corso Cavour.

Nella parte conclusiva del suo intervento, Cremolini non ha sottaciuto parole di apprezzamento per il significativo contributo quantitativo e qualitativo offerto dagli artisti dell’Ucai alle recenti mostre del progetto “Generazioni”, ospitate al CAMeC. Complimenti a Angiolo Delsanto, Matteo Grimoldi, Annamaria Giarrizzo, Fabrizio Mismas, Mirella Raggi, Enrico Imberciadori, Carlo Alberto Longaretti, Marisa Marino, Sergio Maucci, Nina Meloni, Mariarosa Taliercio. Un pensiero augurale a Carlo Vignale, già socio dell’Ucai.

 

 

                                                           Gianni FRAMARIN

 

 

                                                                                                           Umberta FORTI

 

 

                                                                                                         Maria Rosa TALIERCIO

 

 

                                     Marisa MARINO

                                                                                                                   Nina MELONI

 

 

                                                                                                        Maria Luisa PETRI

 

 

Giuliana GARBUSI

 

 

 

Il pittore Pino Busanelli - graditissimo ospite del Circolo culturale “A.Del Santo” - ha donato ai presenti una recentissima pubblicazione, curata da Cremolini, sulla sua lunga militanza artistica, che ha seguito alla documentata monografia del 2015, corredata da un esteso e qualificatissimo saggio della studiosa Maria Luisa Tozzi.

Cremolini, sottolineando la pluridecennale conoscenza dell’artista, gli ha rinnovato la sua stima, concludendo con la lettura del seguente stralcio dal saggio della citata Mara Luisa Tozzi, la quale così si esprime: “Pino Busanelli, da autodidatta, ha studiato le varie scuole, ne ha assorbito l'insegnamento, sintetizzandolo nell'inesausto spirito di nuove ricerche e proposte artistiche. Lo vediamo come pittore del silenzio (calmo, ereditario, di generazioni), non della solitud­ine. Ci sono in lui tutta l'affettività e la dipendenza onesta verso una terra dove l'interiorità è abituata a convivere con sibili di infinito. E' in questo dualismo - tra concretezza e miste­ro - che egli si confronta, gradatamente, per codificare una sua legge artistica, che dia ancora senso alle rive mentali”.

 

 

 

 

 

        critico d'arte Valerio CREMOLINI                                                         pittore Pino BUSANELLI

 

 

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