PINO BUSANELLI "Dialogo tra finito e infinito"presenta il critico d'arte Valerio CREMO


PINO BUSANELLI

VALERIO CREMOLINI PINO BUSANELLI

Cielo, mare, terra

Va accolta con interesse la mostra personale di Pino Busanelli, pittore dalla lunga esperienza che ha valorizzato la sua vocazione artistica con l’approfondimento dei grandi capitoli che hanno caratterizzato la multiforme creatività del secolo scorso. Nella sua amabile pittura si ripropone l’affascinata osservazione rivolta alla natura, che non cessa di destare nell’artista un’infinita meraviglia trasferita con accortezza in pregevoli stesure di colore che abbracciano cielo, mare e terra. Non è improprio sentirsi partecipi di tanta sublime vastità, che l’esperta mano del pittore celebra tra un incedere di raffinate ed esigenti dissolvenze, che, talvolta, dialogano, quasi a raffigurare l’ideale sintesi tra finito e infinito, con l’accentuazione della materia cromatica, trattata con pacata gestualità.

Nei dipinti di Busanelli, è stato giustamente rilevato, si avverte il protagonismo della luce, del silenzio, tutt’altro che malinconici, e del tempo che porta con sé preziose memorie della vita. È una pittura d’intonazione autobiografica e dall’indiscutibile carica emozionale, che pone interrogativi di spessore esistenziale suscitati da poetici scenari, intimamente partecipi dell’identità dell’autore.

Valerio P.Cremolini

Testi critici

Busanelli ha letto e visto molto, ha tenuto fra le mura domestiche, per molti lustri, le sue composizioni: poi, senza rumori autopromozionali, ha scelto di uscire allo scoperto con un catalogo e con una mostra. Cosa dire in sintesi estrema? Che materia e colore si sposano con accuratezza; che molte composizioni sono al limite dell'astrazione concreta; che ritmi cromatici e luci dialogano strettamente e felicemente; che in molti lavori primo piano e fondo fra loro si ar­monizzano e danno vita ad una vivace concertazione. Ferruccio Battolini (2004)

In Busanelli l'arte è nata fin dalla prima giovinezza e si è radicata nel suo animo, divenendo ragione di vita intesa come missione e dialogo, come modo dell'essere. La visione alta del colore e il preponderante impeto luminoso svolgono un'azione catartica e quindi di sublimazione, che approderà nelle ultime opere ad una visione sovra-mondana, dove la spazialità, che non lascia dubbi al senso dell'infinito, predomina, termine per ora "ad quem", segnato da un'ansia che direi metafisica. Oreste Burroni (2004)

Busanelli registra, attraverso le opere di una vita, il dramma dell'esistenza e la tensione nel contemplare gli oggetti della speranza. Lo fa con l'amorevole, continuo studio del colore e della sua "forma”, con una ricerca radicale e con dinamismi psichici ed intellettivi, interpre­tati da una gestualità sicura, ora veloce, ora pacata, che non si sofferma su compiacimenti sentimentali. L'adesione a questo linguaggio espressivo lo introduce ad aperture sacre (pit­tura en plein air), alla sintesi cristica. La paziente duttilità pittorica e la creazione scultorea non soltanto esprimono una discorsività emotiva o razionale, ma la trasparenza interiore cui ogni uomo libero deve giungere: con quella passione per la vita e la sua essenza che l'Artista, tramite "professione", ci ha fatto conoscere. Maria Luisa Tozzi (2014)

Così, grazie all'analisi sapiente di Maria Luisa Tozzi, il lavoro di Busanelli (“pittore del silenzio, non della solitudine”) può trovare una giusta collocazione, in tutto il periodo della piena maturità, nell'originalità di un filone che qui vogliamo dire "neo­impressionistà', dove senza dubbio la fa da padrone, nelle rappresentazioni sfumate dei soggetti, non tanto la ricerca di un varco del Montale de La casa dei doganieri, quanto del "velo" di Ungaretti in "La madre", preferibile per la profonda fede nell'uomo e nella vita che traspare da ogni opera e che segna - ci pare - l'intera biografia del pittore. Mirco Manuguerra (2015)

Immagino ora, davanti alla tela di Pino Busanelli, due momenti creativi: il primo, fedeltà alla natu­ra (a parte l'astrazione, che pure c'è); il secondo, l'emozione; questi elementi sono inseparabili. Bu­sanelli insegna. Ci porterebbe sulla bellezza Edgard Degas (Paris,1834-1917), un contemporaneo! Questa pittura viene da molto lontano: a cominciare dalle "sanguigne", con belle e interessanti nature silenti. Giuseppe Luigi Coluccia (2017)

Nota biografica

Pino Busanelli (La Spezia, 1933) La sua formazione ha avuto inizio in un silenzio privato, disegnando con i colori gli oggetti vicini; nel prosieguo, all'aperto, l'osservazione attenta della natura sarà fissata, in un lungo percorso, con l'utilizzo di tecniche diverse. E tutto ciò è sta­to accompagnato dall'arricchimento ricevuto dai grandi maestri e dai prestigiosi amici, compagni d'arte.

Risale al 1965 l’inizio della sua attività espositiva, proseguita con crescente passione partecipando a numerose rassegne collettive locali, regionali e nazionali, nonché nella realizzazioni di mostre personali dalle quali ha raccolto lusinghieri riconoscimenti. Altrettanto significative le amicizie consolidate lungo la sua esperienza artistica.

La sua pluridecennale ricerca vanta contributi critici di Guido Arato, Ferruccio Battolini, Giuseppe Benelli, Giovanni Bilotti, Chiara Bodrato, Furio Bonessio di Terzet, Oreste Burroni, Francesco Calafati, Giuseppe L.Coluccia, Giancarlo P.Colombo, Valerio P.Cremolini, Bruno Della Rosa, Ignazio Gaudiosi, Giancarlo Guani, Giancarlo Lora, Mirco Manuguerra, Alda Mura, Alberto Oldoini, Stelvio Polmonari, Maria Luisa Simoncelli, Maria Luisa Tozzi, Antonio Russo, Vittorio Sopracase, Luisa Venturoli Balestra.

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