Lia Favero retrospettiva a cura di Valerio P. Cremolini presentazione di Fabrizio Mismas

January 18, 2020

 

 

 

Serena, entusiasta, disinvolta

 

Con plauso unanime è stata accolta dai soci dell’Ucai la proposta di inserire nella programmazione annuale doverosi omaggi espositivi alle artiste ed agli artisti scomparsi che hanno onorato con il loro impegno la pluridecennale storia dell’associazione, che il 19 dicembre 1987 si è ancor più concretamente aperta alla città con l’inaugurazione in questo spazio dell’interessante ciclo di lavori Gente nell’Evangelo dello stimatissimo pittore Bruno Vasoli (1924-1990). In quella circostanza ebbi modo di definirlo “artista sensibile, colto e concreto”. Argomentava meglio di me l’indimenticabile padre Graziano De Filippi come “la comunicazione del messaggio che ha acceso l’ispirazione di Vasoli non è immediata poiché viene da profondità che hanno conosciuto il soffrire; la riduzione del segno al puro essenziale ci fa andare oltre l’espresso, come accade per le grandi opere che innescano giochi d’intelligenza e spazi autonomi di pensiero”.

Alla pittrice Lia Favero (1929-2002), già vice-presidente dell’Ucai spezzina, sono rivolti affetto e considerazione e la retrospettiva ospitata nella sede del Circolo Culturale “A. Del Santo”, dove ha esposto in mostre personali, condividendo, inoltre, innumerevoli rassegne collettive, vuole rappresentare un attestato di amicizia e di ribadita stima.

Nel corso della sua esperienza essa si è resa testimone del ruolo dell’arte, tramite speciale per indagare il mistero dell’uomo e del mondo, non trascurando le sollecitazioni della realtà sociale e, in particolare, “il valore attribuito alla persona, alle cose e all'ambiente, strumenti indispensabili per l'affermazione del regno di Dio”. Nella specificità dei temi sacri, in più occasioni, ha realizzato opere diffusive di quello spirito cristiano che l’arte ha espresso magnificamente durante i secoli, concorrendo ad affermare la dimensione missionaria dell’artista nel testimoniare la propria fede, che nel vissuto della Favero ha rappresentato un’inderogabile esigenza.

In altra circostanza, ripercorrendo il suo cammino, ho evidenziato le peculiarità della sua pittura “priva di sbandamenti, sostenuta dalla conoscenza delle tecniche arti­stiche, dalla capacità di misu­rarsi autonomamente con i lin­guaggi dell'arte, da una vivacità espressiva con la quale la pit­trice trattiene emozioni e no­stalgie di ieri e di oggi”. La Favero ha dato visibilità di ciò nella sua pittura ordinata, spontaneamente semplice, mentalmente pura, talvolta partecipe nell’area non figurativa, apprezzata in numerose sedi espositive e destinataria di qualificati riscontri critici.

Renato Righetti (1910-1990), stimato poeta ed ascoltato critico d’arte, rilevava nella pittura della Favero la conquista di “una raggiunta individualità che è il traguardo più alto a cui un artista possa tendere purchè il suo lavoro rispecchi in ogni momento se stesso e la verità del suo sentire”. Gustosi per la sensibile luce dei colori, i suoi dipinti esprimo­no un senso di ordine, di purez­za mentale e di non forzata semplicità.

Di Lia Favero ho buoni ricordi, ma amo rivederla, nel giugno 1986, serena, entusiasta e disinvolta, sicura dei propri mezzi, mentre dipingeva in piazza Brin, seduta su una panchina, in occasione di una indimenticabile estemporanea, organizzata nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della Parrocchia della Scorza, la bella chiesa con la quale, attraverso la sua leggera tavolozza, continuava il dialogo avviato da lungo tempo.

Lo scultore Fabrizio Mismas, introducendo con la competenza che gli è abituale, la mostra, ha dato rilievo, tra l’altro, ad una fotografia scattata nel 1972 durante la personale della Favero a Bocca di Magra in cui figura un Ugo Guidi (1912-1977), autorevole docente all’Accademia di Belle Arti di Carrara e scultore di buona fama, in atteggiamento di rispettosa ammirazione nei confronti di Lia. “Meraviglia - ha continuato Mismas - perché, avendo conosciuto bene Guidi, sapevo la sua severa analisi critica nonché la sua poca disponibilità a presenziare gli eventi mondani. Le foto sono una eloquente lode senza parole alla pittura della Favero”

I promotori di questa mostra, oltre agli aspetti strettamente attinenti alla comune adesione all’Ucai, si sono proposti di attualizzare e di rendere più estesa la conoscenza della pittrice, la cui testimonianza artistica è bene non sia trascurata dalle più giovani generazioni. Ed è oltremodo utile che siano trasferite le qualità che artisti come la Favero hanno manifestato durante la loro vita. Mismas, in proposito, ha sottolineato con avvertibile commozione “la sua tenacia e forza, la vera forza, quella non muscolare ma dello spirito, del carattere. Negli ultimi anni ha combattuto contro la malattia senza concederle di imporsi se non negli ultimi tempi. Compariva inaspettatamente in galleria, magari dopo intervalli pesanti, attiva come sempre e con un corredo di proposte tese a stimolare l’attività dell’associazione. Non parlava della sua salute, non si lagnava né si autocommiserava. Ed ha dipinto quasi sino all’ultimo. 

La sua pittura vanta come referenza comune ad altri colleghi l’esclusivo requisito di elargire conoscenza, elevazione spirituale, piacere interiore ed altri benefici anche dopo secoli dalla propria morte. Pittura, quella della Favero, non certo problematica, o drammatica o, come si dice, fremente di inquietudine; piuttosto pittura solare, serena come a dichiarare con fiducia che la vita, a dispetto dei rovesci che talvolta riserba, è pur sempre meritevole di essere vissuta sino in fondo; che il mondo, nonostante i tentativi dell’uomo di corromperlo e imbruttirlo, è pur sempre un dono incantevole, in perenne cangiante rivelazione”.

 

Valerio P. Cremolini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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