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In memoria dell'amico-socio Mario MADDALUNO




Per Mario Maddaluno


Dopo pochi giorni dalla scomparsa di Ferdinando Brogi, eccoci nuovamente a riflettere sul mistero della morte. Ci ha lasciati a 88 anni il caro amico, pittore e scultore, Mario Maddaluno, una persona bella non soltanto nell’aspetto, ma soprattutto nell’animo, che ha rivelato nel lavoro, nella famiglia e nell’impegno artistico. Ho sinceramente apprezzato in più occasioni la dedizione rivolta alla pittura e alla scultura, talenti che ha saputo valorizzare durante la sua vita. All’Ucai ha dato un continuo apporto, esponendo assiduamente nelle rassegne collettive e in varie mostre specifiche sulla difficile e affascinante arte della modellazione.

Nel 2021 ho avuto modo di ripercorrere il vissuto artistico di Maddaluno nella personale on line, accolta sul nostro sito. Dipinti ad olio, acquerelli, disegni e sculture hanno documentato la sua indiscutibile maestria tecnica e, in particolare nella scultura, l’attitudine a dare eloquente espressività non solo al legno, materiale prediletto, ma anche al ferro, al bronzo, all’ ardesia. Fui attratto, quanto alla manualità e alla varietà dei temi affrontati, da una sua scultura, intitolata Equinibus esposta nell’ottobre del 2015 nella nostra sede espositiva, realizzata con fili d’ottone saldati. Nelle sculture lignee Maddaluno ricercava la solidità della materia, i volumi pieni e il vigore espressivo, che ricorrono come cifre identitarie delle sue opere apprezzate nei numerosi impegni espositivi.

Il repertorio pittorico di Maddaluno è altrettanto convincente e tematicamente ricco. Dipingendo paesaggi, vedute marine, ritratti, nudi, cavalli, barche, nature morte, senza dimenticare l’importante capitolo del “sacro”, Maddaluno ha dato forma e contenuto al suo profilo, affermando la tipicità della sua pittura cromaticamente affezionata alle potenzialità dell’ocra e delle terre.

In varie presentazioni, sottolineando la formazione autodidatta di Maddaluno, ho dato risalto agli encomi che gli sono stati rivolti dal pittore Navarrino Navarrini e dallo scrittore Gino Patroni. Amo riferirli sinteticamente in questa triste circostanza che segna il commiato dalla vita terrena del nostro socio. Per Navarrino era «un pittore pieno d’entusiasmo, un pittore che cerca di raccontare ciò che ha dentro di sé e tradurlo in forme vive», mentre Patroni, apprezzandone la sensibilità, rilevava che «ha capito istintivamente che una foglia morta, per struttura di forma e ricchezza di colori cangianti e mutevoli in tutta la gamma della ruggine con interferenze dorate, è di per se stessa una tavolozza». Era ancor più elogiativo Patroni nel sottolineare «le tonalità della gradazione cromatica dal mondo vegetale del bosco al mondo animale che è il mondo dell’uomo».

Maddaluno ha dipinto e scolpito la fede in innumerevoli lavori ed è superfluo che sottolinei quanto la fede sia stata un nutrimento nella sua operosa esistenza.

La splendida mostra del 5 marzo 2005 nell’Auditorium della cattedrale di Cristo Re, presente il vescovo diocesano Bassano Staffieri, replicata nel 2010 nell’Oratorio adiacente la chiesa di San Lorenzo a Manarola, comprendente quattordici tavole sulla Via crucis, ha rappresentato la concreta testimonianza sia della sua significativa uniformità stilistica, sia sulla sua partecipazione verso l’esperienza religiosa. Affrontando la Passione di Cristo Maddaluno ha manifestato un credibile atto di proclamazione della fede e la convinta celebrazione del mistero della vita e della morte.

Il commovente e drammatico cammino della Via crucis venne nuovamente proposto da Maddaluno nei dipinti generosamente donati nell’ottobre del 2010, con sentimenti di amore, come figlio di quel paese, alla chiesa parrocchiale di Cadimare, intitolata alla N.S. del Pianto.

Al ricordo di Mario, certamente incompleto, associo i miei sentimenti di affetto e di corrisposta amicizia.


Valerio P. Cremolini







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