Silloge "ATTIMI" di Valerio P. CREMOLINI



Valerio P. Cremolini




Lo scorrere del tempo

Mai, come in questa breve, ma esemplare, silloge, Cremolini si confronta direttamente con la vita, con la morte, con il mistero che entrambe racchiudono e al quale la poesia può dare solo precarie e provvisorie risposte.

La vita esplode nella bellezza incomparabile dei luoghi amati, tra questi Campiglia e il suo territorio, di cui l’autore mi ha spesso parlato, come sereno rifugio della sua anima inquieta, evidente perla segreta di quella Liguria, che riserva sempre splendide sorprese.

Ma la vita brilla, anche e soprattutto, nelle persone amate, che arricchiscono la nostra esistenza e le conferiscono quella felicità, serenità, che rincorriamo e che solo il rapporto umano, sinceramente vissuto in tutte le sue stagioni, da quelle dell’infanzia a quelle della maturità, possono risarcire della inevitabile corsa verso un fine ultimo, dal poeta mai eluso.

A tal punto, interviene la poesia a soccorrere questo ineludibile percorso, illuminandolo di un infinito, che si racchiude nella natura e in ciascuno di noi e si esprime, con icastica rappresentatività, in luoghi e persone, che, come si è detto, rendono il nostro cammino, carico di fede e di speranza.

Ma Cremolini va oltre e sogna, anche per quelli che ci hanno lasciato per una pandemia spietata e violenta, un Paradiso dove la rinascita è possibile e auspicabile, essendo egli un fedele credente.

Un breve diario di spartiti di vita e di pensiero è, dunque, questo mescolio di sensi e sentimenti, che il poeta propone, tentando bilanci, ma soprattutto calandosi nel ritmo dell’esistere, ben consapevole che risulta estremamente arduo indovinare una chiave interpretativa, che non sia quella di una fede, nella quale egli individua una ragione fondamentale del nostro essere, una sorta di miracolosa alleanza tra la vita, che comunque si ama e si può scegliere nei suoi affetti, e tutto il resto, che può attendere.

Un invito, dunque, accorato ma discreto, a non bruciare la vita ma ad assaporarla in tutti i suoi momenti, soprattutto in quelli che, dopo qualche delusione, domanda o inezia non voluta, riprendono il loro ritmo, per non incorrere nel rischio, sempre incombente, di poter morire da vivi.


Francesco D’Episcopo



Alcune poesie dell'Autore



Campiglia

Nell’eletto luogo dell’anima

suscita crescente stupore

l’avvolgente cornice

di terra, cielo e mare.

Fulminano lo sguardo

gli arrossati tramonti,

che accarezzano vigne

e il pietroso Persico

dall’irresistibile fascino.

Il ritmato succedersi

di antichi gradini

approda su incredibili scenari.

Nella risalita alla piazza,

oscurando tracce di fatica,

vibra nell’intimo

il fruscio delle onde,

l’ombra del Ferale,

il respiro dell’infinito.

Il silente camposanto

sparge il mesto ricordo

di amati paesani.

Santa Caterina

raccoglie suppliche e lodi

del docile borgo.

Compleanno

Il freddo tagliente

ha accolto


i miei primi gemiti,


segnando


la corale attesa


di pace e libertà.


Approdi faticosi,


miraggi, per molti,


tuttora abbagliati


da ombre insidiose.


Felicità e amore


hanno ritmato


lo scorrere


di rapidi anni


rischiarati


da albe serene.


Fino a quando


godrò il sapore


di tanta fragranza,


mi allieterà


il prezioso incedere


della vita,


fatalmente protesa


verso l’eternità.


Ma, oggi,


è giorno di festa.






Giocattolo


I miei nipoti più piccoli,


Niccolò e Anna,


sono sommersi di giocattoli.


Occupano la stessa stanza,


inespugnabile dominio,


un tempo dei miei figli.


La riempiono


voci, grida, frastuoni,


rapidissimi pianti,


rari silenzi.


Spesso, mi convocano


rivolgendomi


l’accorata esortazione: “Giochi con noi?”.


Impossibile, non accogliere


l’affettuoso invito.


Si esce dalla stanza,


correndo senza sosta


per tutta la casa.


Ci si nasconde qua e là,


si suda per raggiungere


inarrivabili pianeti,


per conquistare


tesori immaginari,


per difendersi


da nemici inesistenti.


Impietositi,


mi concedono


brevissime tregue,


seguite dalla solita


implorante preghiera: “Giochiamo ancora!”.


Lusingato,


sono consapevole


di essere, sebbene invecchiato,


il più amato giocattolo.




Il dubbio


Infinite domande


interrogano la mente,


arrecando smarrimento


e spossatezza.


È perdente la sfida


all’inseguimento della verità,


intrappolata


tra intricate oscurità.


Ma, non c’è resa.


Finché persiste


il fascino del dubbio


la vita continua.









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