LA RICERCA DELLA BELLEZZA


Idealmente presenti

Con sentimenti di affetto mi accingo a ricordare all’avvio della rassegna inaugurale del nuovo anno sociale 2020-2021, ancora una volta on line, due pittori scomparsi di recente che hanno militato nell’Ucai della Spezia.



Carlo Alberto Longaretti Attesa,Aurora,Rinascita,Simbiosi




Giovanni SANTERNETTI Violinista




E' un inzio di anno sociale che speravamo diverso, ma non ci fermiamo. Come altre associazioni culturali, anche l'Ucai della Spezia invita soci e simpatizzanti a partecipare virtualmente a un incontro, che ci faccia sentire di nuovo uniti e parte di una comunità.

Il tema è la bellezza, nelle sue molteplici espressioni. Ognuno ha la propria idea di bello e la esprime secondo la sua personale, unica, sensibiità. Per questo, nessun tema specifico si è voluto proporre per questa mostra, fruibile on line come altre che l' hanno preceduta sul nostro sito: gli artisti dell' Ucai sono stati liberi di interpretare e proporre ciò che sentono più confacente alla propria ricerca della bellezza.

Una ricerca che li ha portati, ognuno con la sua storia ( storie diversissime tra loro ) a confluire in un' associazione che fa della bellezza, senza eccessi di sperimentazioni spesso discutibili, il suo filo conduttore. Una bellezza che è armonia come si conviene a chi pone tra i suoi valori fondanti quelli cristiani.

Con la speranza di potersi di nuovo incontrare ( e che questi tempi bui finiscano presto ), la mostra dell'Ucai vuole essere un invito a non smettere mai di cercare la bellezza dentro e fuori di noi. E anche a provare, nel modo che ci è più congeniale, a comunicarla agli altri: con le parole, la poesia, i dipinti, le sculture e tutte le forme di arte, che ci consentono di creare un rapporto empatico con i nostri simili.

Oggi più che mai ciò è necessario, per far sì che il distanziamento sociale, che ci viene raccomandato, non divenga anche, e irreversibilmente, un distanziamento emotivo.

Gabriella Mignani



BiancaMaria PATUZZO La fenice che fa rinascere un nuovo mondo



Cettina NARDIELLO Il taglialegna



Rosa Maria SANTARELLI Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole.



Marisa MARINO I tre volti


Nina MELONI Girasoli

PierLuigi MORELLI Approdo insicuro




Mirella RAGGI Mareggiata



Maria Filomena VORTICE Omaggio a G.Boldini



Alberto BARLI Tempo di Maschere



Graziella MORI Ricordi di viaggi



Fabrizio MISMAS Vacanze al mare con vento




Alfredo COQUIO Senza titolo






Umberto BETTATI Enigma



Ombretta FRANCO Bimbi in giardino



Gloria AUGELLO Natura morta




Angiolo Del SANTO Spiritualità compressa




Enrico IMBERCIADORI Barche e reti




Giuliana GARBUSI




Malia Pescara Di DIANA Estate 2020




Maria Luisa PETRI Vino nuovo




Umberta FORTI Quadro marino




Mario MADDALUNO Inconsapevole bellezza




Maria Rosa TALIERCIO Iris




Marina PASSARO Bellezza




Pino BUSANELLI Fondo marino anni 80




Guido BARBAGLI Libertà





Anna Maria GIARRIZZO



Con piacere proponiamo l' opera della pittrice Maria Gisella FRAGAPANE




Maria Gisella FRAGAPANE




PierLuigi MORELLI Fiori di zucca fuori




Bianca Maria PATUZZO Donna in giallo con i pesci




Mirella RAGGI Grotta Byron




Maria Filomena VORTICE Omaggio a Leonardo




Alberto BARLI Tempo di maschere




Graziella MORI Ricordi di viaggi




Fabrizio MISMAS Trendy




Fabrizio MISMAS Vacanze al mare




Pino BUSANELLI Fondo marino 2020




Ombretta FRANCO Villa ligure




Maria Rosa TALIERCIO Gatto sul tappeto




Maria Filomena VORTICE Bellezza Boldiniana

Bianca Maria PATUZZO Il fondo del mare





Anna Maria GIARRIZZO




Maria Gisella FRAGAPANE



Idealmente presenti

Con sentimenti di affetto mi accingo a ricordare all’avvio della rassegna inaugurale del nuovo anno sociale 2020-2021, ancora una volta on line, due pittori scomparsi di recente che hanno militato nell’Ucai della Spezia. Affido ad alcuni pensieri la loro memoria, associata ad un paio di immagini per ciascuno, che documentato l’impegno creativo profuso nella ricerca artistica caratterizzata da vari momenti di indagine.

Il 21 giugno 2020 è mancato Carlo Alberto Longaretti. Aveva 82 anni. Già dipendente della Termomeccanica aveva manifestato in giovane età la propensione per lo studio del violino, ma è stata la pittura l’interesse extra-professionale mai venuto meno lungo la sua vita. Aggiungo, inoltre, la spontanea vena narrativa largamente rivelata nel libro autobiografico “Racconti del ragioniere” (2006), nel quale Longaretti, affrontando il mondo del lavoro, non si esime dal considerarlo non di rado ambito di problematicità e di crisi esistenziali. Nell’introduzione al libro osservavo che «quando la mano ed il cuore di Longaretti scavano nella memoria fanno magicamente affiorare un mondo lontano, scandito da puntuali annotazioni che fissano la genuinità di comportamenti diffusi e l’adesione a valori condivisi, che inducono a ritenerlo complessivamente migliore di quello di oggi».

Più volte sono stato invitato dal pittore a giudicare i suoi lavori di piccolo formato, che definiva “operine”, donati generosamente a colleghi e conoscenti. Stupito dalle sintesi cromatiche diffuse su quelle piccole superfici di carta, depositarie di non vaga espressività, avrei desiderato che trasferisse su spazi ben più estesi la carica di riflessività tanto prevalente in quei gradevoli bozzetti. La sua tavolozza emanava un tonalismo animato soprattutto da tinte tenui, capaci di generare una misurata luminosità, che faceva leva sul felice incontro fra la realtà e l’immaginario.

Affine all’esperienza della pittura informale, e non meno appagante, è il ciclo evidenziato da colori terrosi, che diventano il tramite per suscitare uno sguardo critico nel proprio vissuto e più complessivamente verso il mondo.

In tempi più recenti Longaretti si era dedicato a recuperare nell’immagine dell’albero altrettante situazioni attinenti alla persona umana. Ancora una volta aveva gradito un mio contributo sui suoi metaforici disegni e credo che sia felice se in questa circostanza ne richiamo alcuni passaggi.

Longaretti - scrivo - «eleva il protagonismo degli alberi, rigogliosi o spogli, per attivare delle narrazioni che si insinuano tra le pieghe della vita. Il tratto è all’occorrenza esuberante o misurato e alla stregua di un esperto scenografo il pittore colloca i suoi alberi tra precisi fondali, che favoriscono la definizione di un proprio linguaggio visivo. In esso elementi autobiografici si amalgano con gli accadimenti della più complessa realtà sociale. Longaretti ci invita a dialogare con i suoi alberi, volutamente semplici sul piano compositivo, che si propongono come speciali interlocutori nel nostro relazionarsi con la natura e con l’ambiente.

La genuinità ispirativa che presiede la consolidata ricerca astratta del pittore non si attenua nella diligente compilazione di questo album figurativo, che privilegia la tecnica del disegno e le potenzialità espressive che gli appartengono. Il disegno, sembra suggerire Longaretti, vanta un’indiscutibile ragione poetica doviziosamente rivelata nei suoi emblematici alberi, nei quali si rispecchia la vita nel suo divenire».

Ed eccomi a Giovanni Santernetti “brusco toscanaccio”, attributo simpaticamente coniato dall’amico di sempre Fabrizio Mismas. Nato nel 1942 in provincia di Grosseto è mancato il 10 agosto 2020. La notizia della morte mi ha rattristato tantissimo. Di Santernetti ho francamente e ripetutamente lodato la talentuosità grafica, ma non ho avuto difficoltà a contestargli il carattere irremovibile e la poca duttilità, a mio avviso controproducente. Ciò, comunque, non ha avuto conseguenze sulla continuità del nostro rapporto.

Chiudo questa brevissima parentesi per occuparmi della genuina testimonianza che Santernetti ha reso all’arte, quale appassionato interprete e divulgatore della tecnica del disegno. Sono migliaia e migliaia i disegni eseguiti con la fedelissima Staedtler 6B per riprendere dal vivo eventi culturali e non solo. I più lo hanno conosciuto per la puntualissima presenza per anni nella prima fila della platea del Teatro Civico, dove registrava con pochi segni ed invidiabile rapidità musicisti, cantanti, attori e direttori d’orchestra. Nel suo enorme archivio sono inoltre catalogati la Biennale dell’Antiquariato di Firenze, il Palio di Siena (era contradaiolo della “Civetta”), i visitatori del Museo Lia, il Festival Paganiniano di Carro, la Sagra dell’Uva e del Vino di Vezzano Ligure ed altri numerosi reportage.

Risale al 26 febbraio 2017 l’ultima personale allestita nella sede del Circolo Culturale "A. Del Santo", nella quale confermando la sua passione per la musica classica ed operistica aveva riunito nel titolo “Linea e tratto raccontano la musica” una cinquantina di scelti disegni dedicati a vari concerti. Mismas, che annovera nella sua esperienza artistica un’alta considerazione verso il disegno, scriveva nella presentazione che Santernetti “è interprete di un suo spartito figurale con tanto di acrobazie del braccio e del dorso sulla tavola incollata alle ginocchia”. Ed ecco che le appropriate “acrobazie” della spedita mano dell’artista gli hanno permesso di fissare con rara efficacia violinisti, flautisti, pianisti, ecc. colti nelle loro tipiche gestualità.

In occasione della scomparsa è stato richiamata la sua assidua frequenza alla Scuola Libera del Nudo dell’Accademia di Belle Arti di Carrara. Santernetti non si consentiva un giorno di assenza e doveva essere ben più di un semplice allievo se l’8 giugno 2010 ha avuto l’onore di esporre nell’autorevole Aula Magna, occupando il pavimento e la parete frontale. In ventidue fogli di grandissimo formato (10 m x 0,80) ha ritratto le modelle dell’Accademia riprese in un’interminabile sequenza di pose, realizzando un’ammirevole e suggestiva installazione, accolta da commenti unanimemente favorevoli. Quella mattina ero presente con alcuni amici dell’Ucai che hanno voluto condividere lo straordinario evento curato dal professor Renato Carozzi. L’allora docente dell’Accademia interpretò quell’insieme come «il prodotto di quel senso di gigantesco che abita l’interno dell’animo di Santernetti, qualcosa che per forza doveva esplodere e doveva spargersi in quello spazio dove, da anni e anni, vengono consumati chili e chili di grafite, carboni e sanguigne». Mi duole non essere riuscito a trasferire nella nostra città quella innovativa esposizione che avrebbe stupito non poco i fruitori.

L’amico Mismas, più volte estensore di precisi testi, avrebbe da aggiungere tantissimo sul profilo umano e artistico di Santernetti. Riporto in conclusione della mia nota uno stralcio di una sua presentazione valorizzata da una prosa colta e limpida all’unisono. «Ancora il disegno - scrive Mismas - si rivela diretto, estraneo all’operatività governata: pressato dall’urgenza, fa affidamento più sull’orecchio che sul manuale e così il cimento insidia l’armonia e l’invenzione. E per questo può capitare che nella velocità cali la consistenza al dettaglio anatomico, come la nota al pianista incendiario di platee».

Valerio P. Cremolini

Giovanni SANTERNETTI Istallazione Accademia di Belle Arti di Carrara




Carlo Alberto LONGARETTI Le pareti del silenzio

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